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10 11 12 lezione_Sociologia_Solera _PARTE SECONDA_Cap 1_L interazione sociale
1.
Parte SecondaIndividuo e SocietàCAPITOLO 1L’INTERAZIONE SOCIALE
Cristina Solera
1
2.
Azione socialeSecondo Weber, per azione sociale «si deve intendere un agire che sia
riferito – secondo il suo senso, intenzionato dall’agente o dagli agenti –
al comportamento di altri individui, e orientato nel suo corso in base a
questo».
Secondo Weber, l’azione sociale è quindi un atteggiamento orientato
intenzionalmente ad altri individui (un fare, ma anche un «tralasciare o
un subire») dotato di un senso per chi la compie.
2
3.
L’AGIRE SOCIALE (OGGETTO DELLA SOCIOLOGIA)NELLE PAROLE DI WEBER
1. L'agire sociale (comprendendo il tralasciare o il subire) può essere orientato in vista
dell'atteggiamento passato, presente, o previsto come futuro, di altri individui (come la vendetta per
attacchi precedenti, la difesa da un attacco presente, o misure protettive contro attacchi avvenire). Gli
«altri» possono essere individui singoli e noti, oppure una molteplicità indeterminata di persone
ignote: ad esempio, il «denaro» designa un bene di scambio che, nello scambio, l'agente accetta
poiché orienta il suo agire in base all'aspettativa che numerosi altri individui, ma ignoti e
indeterminati, siano da parte loro pronti a prenderlo in scambio nel futuro.
2. Non ogni specie di agire -e neppure di agire esterno- rappresenta un agire «sociale» nell'accezione
qui stabilita. Non lo è l'agire esterno, quando esso è orientato semplicemente in vista delle aspettative
del comportamento delle cose. E il comportamento interno è agire sociale solamente quando si orienta
in vista dell'atteggiamento di altri individui: ad esempio, non è tale l'atteggiamento religioso, se resta
soltanto contemplazione o preghiera solitaria. [...]
3. Non ogni specie di contatto tra gli uomini riveste carattere sociale, ma solamente un atteggiamento
orientato in maniera dotata di senso in vista dell'atteggiamento di altri individui. Ad esempio, uno
scontro di due ciclisti è un mero avvenimento analogo agli eventi naturali; mentre sarebbe « agire
sociale » il loro tentativo di evitarsi, ed il battibecco, il passaggio a vie di fatto o la discussione
pacifica che fa seguito allo scontro.
3
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4.
4. L’agire sociale non si identifica né con un agire uniforme di più individui, né con un agireinfluenzato dall’atteggiamento di altri. a) Quando in una strada, cominciando a cadere la pioggia, un
certo numero di persone apre contemporaneamente l'ombrello, l'agire di ognuno non è (normalmente)
orientato in vista dell'agire degli altri; ma l'agire di tutti risulta omogeneo per il bisogno di protezione
contro il pericolo di bagnarsi. b) È noto che l'agire dell'individuo è in forte misura influenzato dal
semplice fatto che egli si trova a far parte di una «massa» concentrata in un certo luogo [...] tale agire è
un agire condizionato di massa. Ed anche masse disperse possono, in virtù di un atteggiamento di più
persone operante simultaneamente o successivamente sugli individui (per esempio mediante la stampa
)
ed avvertito come tale, trasformare l'atteggiamento dei propri membri in un agire condizionato di massa.
Determinati modi di reazione vengono resi possibili, ed altri resi difficili, dal semplice fatto che
l'individuo si sente parte di una «massa». [...] Un agire di tal genere, condizionato in tutto o in parte in
modo puramente passivo dalla semplice azione della « massa » in quanto tale, ma non riferito ad essa in
base al senso, non potrebbe costituire concettualmente un « agire sociale » nell'accezione qui stabilita3 .
[...]
(M.Weber, Economia e società. Teoria delle categorie sociologiche, trad. P.Chiodi e G.Giordano,
Edizioni di Comunità, Torino 1999)
4
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5.
Per approfondire:Azione sociale- IL PARADIGMA DELLA
SOCIOLOGIA DELL AZIONE
di Raymond Boudon - Enciclopedia delle
scienze sociali (1991)
https://www.treccani.it/enciclopedia/azionesociale_%28Enciclopedia-delle-scienzesociali%29/
5
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6.
Max Weber (1864-1920)I TIPI IDEALI di AGIRE
■
■
Quattro tipi di agire sociale:
■ agire razionale rispetto allo scopo
■ agire razionale rispetto al valore
■ agire affettivo
■ agire tradizionale
A ognuno di questi tipi di agire corrisponde un diverso tipo di senso
conferito all’azione dal soggetto che la compie
7.
Agire razionale rispetto allo scopo:■
■
■
il soggetto agisce in vista di un dato fine, calcolando i suoi sforzi in
modo razionale rispetto a tale fine, scegliendo i mezzi ritenuti più idonei
rispetto al suo raggiungimento
Colui che agisce calcola le risorse e gli strumenti che servono a
raggiungere il suo scopo
Un agire di questo genere è esemplificato da un imprenditore che vuole
ottenere un profitto, o quello di un progettista che vuole realizzare un
ponte
8.
Agire razionale rispetto al valore:■
■
■
■
il soggetto agisce orientato dalla credenza nell’incondizionato valore in
sé di un dato comportamento a prescindere dalle sue conseguenze
il senso dell’agire non rimanda a uno scopo da raggiungere, ma risiede
nel valore in sé dello stesso
non importa quale sia il valore o quale sia la sua natura – etica, estetica
o religiosa – ma il fatto che l’agire sia comprensibile soltanto in
riferimento a esso
un agire di questo tipo è esemplificato da un martire che si sacrifica per
la sua fede o da un uomo che accetta un duello per onore
9.
Agire affettivo:■
■
il suo senso è legato a un determinato affetto o a un dato stato d’animo del
soggetto agente
una persona innamorata o adirata o intimorita mette in atto un’azione dettata
non da un fine né dal riferimento a un valore, ma da emozioni e da
sentimenti
Agire tradizionale:
■
■
il soggetto agente è mosso da un’abitudine acquisita; non compie l’azione in
modo riflessivo né segue un impulso momentaneo, ma si conforma a una
consuetudine
rientra nell’agire tradizionale il salutarsi secondo formule prestabilite o il
gesto effettuato da un cattolico quando entra in chiesa
10.
■■
■
Si tratta di tipi ideali di agire: come tali, non si presentano nella
realtà in forma pura, ma mescolati tra loro
Nel mondo moderno si assiste a un netto e crescente predominio
dell’agire razionale rispetto allo scopo: le azioni degli uomini si
fanno sempre più strumentali, e il calcolo dei fini diviene
l’atteggiamento mentale dominante
Sviluppo di un processo di razionalizzazione: progressivo
predominio di forme di agire orientate razionalmente rispetto
allo scopo
11.
Il termine razionalizzazione indica l’affrancamento della società modernadalle credenze radicate nella superstizione, nella religione, nelle usanze,
nelle abitudini tradizionali, cui subentra il calcolo strumentale razionale,
tendente al raggiungimento dell’efficienza sulla base delle conseguenze
prevedibili.
Il pensiero razionale moderno ha spazzato via le credenze di carattere
‘magico’, cioè non scientifico, legate alla tradizione.
12.
GLI EFFETTI IMPREVISTI DELL’ AZIONEesiti che non erano intenzionali, a volte anche indesiderati per gli attori sociali
(quelli che Boudon chiama effetti perversi
Supponiamo ad esempio che tutti i clienti di una banca abbiano buone ragioni per dubitare della sua solvibilità;
ciascuno di essi sarà allora indotto a ritirare i suoi depositi, e poiché le riserve di una banca sono sempre minori della
somma dei depositi, ne risulterà un effetto indesiderabile - il fallimento della banca. Questo tipo di comportamento è
stato osservato soprattutto durante la grande crisi del 1929 (incidentalmente, noteremo che il panico da cui furono
presi allora gli investitori non si spiega affatto con la loro irrazionalità, bensì con la loro prudenza) e da esso Robert
K. Merton dedusse la sua nozione di 'profezia autorealizzantesi'.
Trasferendo sul piano generale quel caso particolare, egli sostenne con ragione che l'analisi sociologica consiste in
gran parte nel mettere in evidenza effetti imprevisti di questo tipo. Così facendo, Merton si richiamava a un punto di
vista L'etica protestante Weber aveva visto nello sviluppo del capitalismo un effetto imprevisto dell'etica
protestante, e già in precedenza numerosi autori (Mandeville, Rousseau, Adam Smith, Marx, Spencer) avevano
insistito sull'importanza di simili effetti.
Dal punto di vista terminologico, noteremo qui per inciso che la nozione di effetto imprevisto non copre l'intero
campo degli effetti indesiderabili, per il semplice fatto che spesso questi ultimi sono senz'altro prevedibili.
Ad esempio, oggi si sa bene che il blocco degli affitti, destinato a tutelare i locatari, induce molti proprietari a
togliere il loro appartamento dal mercato delle locazioni, in quanto l'affitto bloccato può risultare addirittura minore
delle spese di manutenzione. Quest'effetto è indesiderabile e 'perverso', nel senso che il blocco si traduce contrariamente a quanto ci si riprometteva - in un danno per chi cerca un alloggio in affitto; ma non si può certo dire
2
che sia un effetto imprevisto
13.
GLI EFFETTI IMPREVISTI DELL’ AZIONE- MERTONNel saggio The Unanticipated Consequences of Purposive Social Action (1936) Merton
propone alcune riflessioni sull’indipendenza tra intenzioni e effetti, tra obiettivi e risultati. Per
certi versi, questo saggio ripercorre il tema tradizionale della razionalità limitata: nei sistemi sociali
complessi gli individui non hanno adeguata conoscenza del contesto nel quale pensano, decidono e
agiscono; determinati comportamenti producono conseguenze inattese perché le persone non hanno il
controllo sui possibili effetti delle loro azioni. Oltre che sulla complessità dei sistemi sociali e sui limiti
conoscitivi dei soggetti che agiscono, Merton si sofferma su altre due cause di conseguenze inattese:
l’impazienza di ottenere subito i propri obiettivi (the imperious immediacy of interests) che impedisce di
guardare agli effetti di lungo periodo delle proprie azioni; e – riprendendo un tema classico della
sociologia – la propensione ad agire razionalmente rispetto a un valore, piuttosto che a un obiettivo.
5
ell’introduzione al secondo volume di Teoria e struttura sociale, Merton collega così il
N
concetto di profezia che si auto-adempie a quello più generale di conseguenze inattese:
Nel chiarire il concetto di profezia che si auto-adempie, Merton parte dall’idea secondo la quale
qualsiasi conoscenza (o previsione) su una determinata situazione individuale o collettiva può
diventare parte integrante della situazione stessa cui si riferisce, contribuendo a cambiarla in
modo significativo e imprevisto. Per Merton questo meccanismo è ben espresso dal teorema di
Thomas; ‘Se gli uomini definiscono certe situazioni come reali, esse sono reali nelle loro
conseguenze’» (Merton, 1948a/2000, 765
13
14.
Esempi di Merton di profezie che si autoadempionoil fallimento della banca americana Last National Bank avvenuto nel 1932, che lui
stesso definisce una «parabola sociologica». La storia – comune a quella di molte altre
banche americane in quel periodo – è questa: ad un certo punto cominciano a diffondersi
voci (false) secondo le quali la banca ha problemi di insolvenza; i clienti – preoccupati da
tali voci – corrono agli sportelli per ritirare i loro depositi; pur potendo in effetti contare su
una buona liquidità, la banca non può soddisfare le richieste simultanee della maggior parte
dei suoi clienti; quindi l’infondata preoccupazione sull’insolvenza della banca crea le
condizioni affinché essa si avveri. Spostando il discorso sul piano sociologico, Merton nota
che la «salda struttura della banca dipendeva da una serie di definizioni della situazione: la
fiducia nella validità del sistema di promesse economiche reciproche nel quale gli uomini
vivono. Una volta che i clienti avevano definito la situazione in altro modo, una volta messa
in dubbio la possibilità che queste promesse fossero adempiute, le conseguenze di questa
definizione irreale furono anche troppo reali»
1-
Merton ricorre al concetto di profezia che si auto-adempie anche nella lettura
sociologica del problema della discriminazione razziale (1948a; 1995). La
discriminazione razziale nasce dal pregiudizio circa l’inferiorità innata dei neri e si
perpetua grazie a scelte istituzionali che – basandosi su una convinzione falsa – creano
la realtà che la sostiene. «Così, se il gruppo dominante ritiene che i negri siano
inferiori e provvede quindi che i fondi per l’educazione non siano sciupati ‘per quei
buoni a nulla’, e poi avanza come prova decisiva il fatto che i negri hanno in
proporzione ai bianchi ‘soltanto’ un quinto di diplomati universitari, non si rimane
sorpresi di fronte a questo trasparente gioco di prestigio sociale»
14
15.
Interazione socialeL’interazione è un processo di orientamento reciproco all’azione, in base al
quale due o più attori sociali reagiscono alle azioni degli altri.
La reciprocità indica che ogni attore presuppone che l’altro si orienti verso di
lui in base a un’aspettativa nei suoi confronti. Tuttavia, le
aspettative possono non coincidere o semplicemente essere fraintese.
L’interazione riguarda un campo molto ampio di fenomeni
empirici come i fenomeni cooperativi e solidaristici, fenomeni conflittuali,
fenomeni durevoli, fenomeni transitori.
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16.
Se poniamo l’attenzione su due o più soggetti contemporaneamente, siindividuano altre unità elementari dell’analisi sociologica:
l’interazione sociale
Vi è una interazione quando vi è un processo di orientamento reciproco alla azione, in base
alla quale due o più attori reagiscono alle azioni degli altri.
L'interazione sociale può essere definita come un processo di durata più o meno lunga, tra due o più
attori (singoli o collettivi), che orientano reciprocamente il proprio agire l'uno verso l'altro
influenzando così le motivazioni e lo svolgimento di tale agire e producendo effetti di 'associazione'
(Vergesellschaftung) più o meno intensi.
Per 'azione sociale' si intendono i processi in cui gli individui attribuiscono un senso al proprio
modo d'agire formulando reciproche congetture - attraverso anticipazioni, immedesimazioni o
assunzioni di ruolo - sul senso che l'altro attore attribuirebbe a tale modo d'agire, e in base a tali
congetture orientano la propria attribuzione di senso .
Secondo il criterio di reciprocità i processi dell'azione si differenziano da quelli dell'interazione
sociale perché in questi ultimi il senso soggettivo diventa senso socialmente scambiato o
concordato.
6
17.
Diversi tipi di interazione sociale:Si distinguono questi casi d'interazione sociale:
•accidentale, cioè non prevista e difficilmente ripetuta: per esempio, chiedere un'indicazione a
un passante o a un commesso se un prodotto è disponibile;
•ripetuta, vale a dire non prevista, ma che si dà periodicamente, come incontrare casualmente
un vicino nella via dove si abita;
•regolare, cioè non prevista ma molto frequente, tale da destare sorpresa quando non si
riscontra (vedere ogni giorno il portinaio all'ingresso);
•regolata: prevista e regolata da norme, tale da meravigliare molto se non avviene; è di questo
tipo l'interazione sul lavoro: prevista e regolata da norme, tale da meravigliare molto se non
avviene; è di questo tipo l'interazione sul lavoro o in famiglia.
7
18.
i concettidi status,
, istituzione: I livelli
I concetti
usati in ruolo
sociologia
per analizzare
rapporto individuo
della ilstruttura
sociale e società
18
19.
1920.
Lo status socialeCiascun individuo entra in relazione con i suoi attributi e qualità personali.
Lo status si riferisce alla posizione sociale che una persona
riveste all’interno di un gruppo sociale e al grado di potere, ricchezza e
prestigio associato a tale posizione.
Ogni persona occupa numerose posizioni nella società: può, ad esempio,
essere una donna, un’insegnante, una moglie, una madre. Anche se una
persona può avere numerosi status, ve ne sarà uno che definisce in modo
speciale quella persona, in base al quale cioè viene socialmente
riconosciuta.
20
21.
Uno status è una posizione sociale, caratterizzata da specifici diritti edoveri, che contribuisce a definire l’identità di una persona.
• Ogni persona può occupare diverse posizioni nella società (ad es. essere
musicista, madre, moglie) e quindi rivestire al contempo diversi status. E
tuttavia, generalmente, vi è uno status che definisce in modo particolare
quella data persona. Spesso tale forma di status è il lavoro svolto.
Alcuni status (etnia, genere, luogo di nascita) derivano dalla nascita. Si
parla di status ascritti.
• Gli status acquisiti sono invece quelli che derivano da una prestazione: ad
esempio, si diventa scrittori pubblicando libri.
21 Presentation Title runs here l 00/00/00
22.
Lo status ha acquisito caratteristiche diverse nelle società tradizionali e moderne:-Società tradizionali: le posizioni di status sono ascritte, cioè assegnate per nascita, e si inseriscono
in un rigido ordinamento gerarchico
(come il sistema delle caste della società indiana).
-Società occidentale preindustriale: nell’Europa feudale sono esistiti sistemi gerarchizzati basati
sui ceti, a cui si apparteneva per nascita
e per l’adesione agli stessi stili di vita (con fondamento patrimoniale).
-Società industriali moderne: lo status di un individuo è, in maniera predominante, definito non
dalla nascita, ma dalle acquisizioni ottenute in base alle proprie capacità (come attraverso
l’istruzione)
- Nelle società moderne aumentano le situazioni in cui si osserva un’incongruenza di status,
ossia una situazione in cui gli individui hanno uno status superiore su una dimensione della
gerarchia sociale, ma al contempo uno inferiore su un’altra dimensione (come ad esempio
quegli insegnanti provvisti di uno status elevato sul piano culturale, ma basso su quello
economico). Questa incongruenza influisce sul comportamento delle persone, che dal canto loro
agiscono cercando di superarla.
- Si parla anche di complesso di ruoli
22 Presentation Title runs here l 00/00/00
23.
Lo STATUS è la "posizione" che occupi (es. studente, medico, genitore), mentre il RUOLO è il «FILM o l'azionedinamica che reciti a partire da quella posizione
RUOLO COME un "libretto di istruzioni" o un copione teatrale: definisce cosa una persona deve o non deve fare
per essere riconosciuta all'interno di un determinato contesto
ASPETTATIVE SOCIALI: La società (famiglia, colleghi, gruppo di amici) ha in mente un modello di comportamento
ideale per ogni ruolo. Se fai l'insegnante, ci si aspetta che tu sia preparato, autorevole, che usi un certo
abbigliamneto un certo linguaggio
23
24.
Il ruolo socialeIl ruolo è il comportamento atteso di un attore in quanto occupa una certa posizione
sociale, un certo status.
Rispetto ai diritti e doveri connessi a una determinata posizione sociale si creano
delle aspettative sociali che lasciano presupporre che il soggetto si comporti
conformemente ad esse.
•A ogni ruolo sono associati tutti i comportamenti collegati ai suoi diritti e doveri: da una persona
che ricopre il ruolo di musicista ci si aspetta che produca musica, si eserciti per un certo numero
di ore al giorno, si coordini con colleghi e direttore.
•A ogni status corrispondono diversi ruoli: una persona con lo status di insegnante si comporta in
un modo con gli allievi, in un altro con i colleghi e in un altro ancora con il preside.
•Tutti i ruoli associati a un dato status costituiscono un complesso di ruoli (Merton, 1949).
24
25.
Per approfondire:https://www.treccani.it/enciclopedia/teoria-dei-ruoli_%28Enciclopedia-dellescienze-sociali%29/
IL CONCETTO DI RUOLO SOCIALE ELABORATO PER
RISPONDERE A QUESTO INTERROGATIVO:
iL fatto che individui assai diversi per carattere,
appartenenza di genere e origini si comportano
nello stesso modo quando occupano la stessa
posizione nella struttura sociale è stato al centro
dell'interesse della sociologia sin dai suoi inizi:
-quali sono i meccanismi sociali che determinano questa
uniformità di comportamento tra i detentori di una data
posizione?
-quali effetti ciò ha per la struttura sociale, e in che
modo gli individui autocoscienti reagiscono al fatto che
come detentori di una posizione sociale sono eguali ad
altri detentori di posizioni?
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Come accade in altre scienze, anche
nell'ambito della sociologia
l'individuazione dei concetti
fondamentali della disciplina e la loro
esatta definizione sono oggetto di
controversie. Il concetto di ruolo
esemplifica con particolare chiarezza
queste discordanze di opinione.
Nessun altro concetto sociologico ha portato a una tale
proliferazione di creazioni linguistiche come quello di
ruolo: comportamento di ruolo, distanza dal ruolo,
ambivalenza di ruolo, competenza di ruolo, figurazione e
configurazione di ruoli, o ancora stress di ruolo, tensione
di ruolo, sovraccarico di ruolo non sono che alcuni
esempi.
Altrettanto ampia nella letteratura è la gamma di
aggettivi usata per qualificare il concetto - ruoli multipli,
totali, periferici, centrali, specifici, diffusi, ascritti,
acquisiti - termini ai quali per di più i vari autori
attribuiscono diverso significato. Già nel 1961 Erving
Goffman sintetizzava come segue la situazione: "Vi sono
pochi concetti in sociologia così comunemente usati come
quello di ruolo, ai quali viene attribuita la stessa
importanza, e che vacillano così vistosamente ad un
esame più ravvicinato" (v. Goffman, 1961, p. 85).
26.
COME SI APPRENDE IL RUOLO?A ogni ruolo sono associate specifiche aspettative di comportamento
•Tali aspettative sono di due tipi: FORMALI E INFORMALI . Sono formali
quelle collegate a codici formalizzati, come, ad esempio, le leggi. Sono informali
quelle collegate ad aspetti più soft, come l’abbigliamento, il comportamento a
tavola, la buona educazione.
•Il rispetto (o mancato rispetto) per le aspettative porta all’erogazione di
ricompense, dette SANZIONI. Le punizioni si dicono sanzioni negative, le
ricompense si dicono sanzioni positive.
•Attraverso le sanzioni, il gruppo sociale rafforza le regole che definiscono i
comportamenti appropriati.
26
27.
Come si apprendono i ruoli e dove? Chi li decide?TRE diverse scuole :
1)Scuola strutturalista-funzionalista: incline a vedere nei ruoli la realizzazione
conforme alle aspettative e ai bisogni della società . Cruciali sono le agenize di
socializzazione
2)Scuola strutturalista-marxista: li decide e controlla la classe dominante
3) Scuola dell’interazionismo simbolico: accentua l’aspetto interpretativo e negoziale
dei ruoli, sottolineando che questi non implicano un modello passivo di comportamento
Dagli anni Ottanta le due scuole sociologiche sono state integrate in una prospettiva
teorica comune che riconosce ai ruoli sociali una duplice funzione, di vincolo al
comportamento e di risorsa in grado di facilitare varie forme di agire sociale
I ruoli nella società contemporanea sono moltissimi
27
28.
• I RUOLI SOCIALI NEL FUNZIONALISMOTalcott Parsons ha cercato di costruire un sistema teorico capace di comprendere tutti gli elementi essenziali
della società, prendendo in considerazione i problemi che tutti i sistemi sociali si trovano a dover
affrontare,
Parsons definisce i 4 imperativi (o prerequisiti) funzionali di ogni sistema: AGIL
Il sistema sociale viene definito in termini di interazione. Non si tratta di interazione tra personalità, ma tra
status/ruoli.
- Lo status definisce la posizione del soggetto rispetto agli altri soggetti nella struttura di relazioni (es.
medico/paziente).
- Il ruolo si riferisce a ciò che il soggetto compie nelle sue relazioni con gli altri.
- Gli status/ruoli esistono e sono relativamente prevedibili indipendentemente dalle personalità particolari che
li ricoprono. Ad ogni ruolo corrispondono delle «aspettative di ruolo» (ci si attende un certo comportamento
da parte di chi ricopre certi ruoli)
ono.
28 Presentation Title runs here l 00/00/00
29.
Si deve a Talcott Parsons un’efficace tipologia dei ruoli sociali, basata sullevariabili strutturali (patterns variables):
-Ruoli universalisti/particolaristi: ruoli che richiedono di trattare le persone secondo regole
universali. indica se l’azione è orientata da norme generali/universali (burocrazia) o dalla particolarità
della relazione con l’individuo (relazioni personali padre/figlio, con amici, familiari)
-Ruoli diffusi/specifici: alcuni ruoli sono più circoscritti di altri. Riguarda il range di obbligazioni
implicate dalle relazioni. Alcune relazioni sono specifiche e focalizzate solo su particolari aspetti legati
allo status/ruolo dell’individui incontrato (per es. relazione medico/paziente). Altre relazioni sono
diffuse, coinvolgono un ampio ventaglio di obbligazioni (per es. la relazione tra amici può implicare un
ampio ventaglio di attività: conversazione, supporto di vario genere e potenzialmente ogni aspetto della
vita)
-Ruoli affettivi/affettivamente neutri: alcune relazioni si basano sull’affetto, altre no. grado di
emozione/affettività che è appropriato o socialmente atteso in una data forma di interazione. Anche
riferito all’autodisciplina e al differimento delle gratificazioni.
-Ruoli ascritti/acquisiti: alcuni ruoli dipendono da status ascritti, altri da status acquisiti.
Realizzazione (acquisizione) si riferisce alla dimensione di performance e agli obiettivi
raggiunti dagli individui, mentre attribuzione (ascrizione) indica gli status
ascritti (sesso, etnia, razza, età, famiglia ecc.)
-Ruoli orientati all’io/alla collettività: motivazioni diverse sono alla base di ruoli diversi. Enfasi sulla
prevalenza di obiettivi collettivi (altruismo, sacrificio) o egoistici/auto-interessati (azioni economiche)
29 Presentation Title runs here l 00/00/00
30.
Viene definito complesso di ruoli (role-set) l’insieme dei ruoli associato aun determinato status.
L’aumento del complesso dei ruoli è connesso alla crescita della divisione del lavoro nelle società
industriali che genera la moltiplicazione dei ruoli che ogni individuo svolge
contemporaneamente.
La moltiplicazione dei ruoli ha come importante conseguenza che crescono anche le possibilità
che l’individuo si trovi esposto a conflitti di ruoli. Si parla di conflitti di ruolo quando un soggetto
è investito da aspettative relative a due o più ruoli non coincidenti o parzialmente incompatibili
(come nel caso delle donne in conflitto tra il loro ruolo di madri/mogli e la personale carriera
lavorativa).
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31.
• I RUOLI SOCIALI NEL MARXISMONel marxismo, i ruoli sociali si apprendono e si interiorizzano attraverso la posizione economica che l'individuo
occupa nei rapporti di produzione. Non si tratta di una scelta o di un processo psicologico neutro, ma del riflesso delle
condizioni materiali di vita.
•Struttura e sovrastruttura: La struttura economica (chi possiede i mezzi di produzione e chi solo la forza lavoro)
definisce i ruoli di comando della borghesia e quelli di sottomissione del proletariato.
•Il ruolo delle istituzioni borghesi (gli apparti ideologici): I ruoli sociali non nascono dal nulla, ma vengono trasmessi e
giustificati dalle istituzioni della società capitalista, che riflettono gli interessi della classe dominante.
•Scuola, famiglia, media e religione agiscono come strumenti della classe dominante. Il loro compito è trasmettere la
disciplina e giustificare i ruoli sociali capitalistici, facendoli apparire naturali anziché frutti dello sfruttamento (falsa
coscienza).
•Alienazione: L'individuo impara a identificarsi con il proprio ruolo lavorativo frammentato, percependo se stesso come
una merce o un ingranaggio della macchina.
•Superamento del ruolo: dalla "Classe in sé" alla "Classe per sé«
Questo apprendimento passivo può essere spezzato. Attraverso la lotta di classe, i lavoratori acquisiscono coscienza di
sé, rifiutano i ruoli imposti dal capitalismo e mirano a rivoluzionare il sistema.
31
32.
• I RUOLI SOCIALI NELL’INTERAZIONISMO SIMBOLICO1.Nel Marxismo il ruolo è Sfruttamento: Tu sei il tuo ruolo economico (operaio o capitalista). Impari a
comportarti in quel modo perché la classe dominante usa la cultura e le istituzioni per farti accettare la tua
subordinazione.
2.Nel Funzionalismo il ruolo è Ordine: La società è come un organismo umano. Ogni organo (ruolo) ha una
funzione precisa. Impari il tuo ruolo fin da bambino perché la società ha bisogno che tu svolga bene il tuo
compito per mantenere l'ordine e la stabilità collettiva.
3.Nell'Interazionismo il ruolo è Performance: La società è un teatro aperto. Non esiste un copione fisso.
Impari a recitare i ruoli guardando le reazioni degli altri, ma hai sempre il potere di improvvisare, personalizzare
e cambiare la tua "maschera" sociale.
Nell'interazionismo simbolico, i ruoli sociali non sono strutture rigide imposte dall'alto, ma vengono creati,
appresi e modificati continuamente attraverso l'interazione sociale quotidiana e l'uso di simboli (come il
linguaggio)
Questa corrente sociologica, guidata da autori come George Herbert Mead e Herbert Blumer, vede la
società come il risultato delle interpretazioni che le persone danno alle azioni degli altri.
A differenza di altre teorie, l'interazionismo simbolico rifiuta l'idea che l'essere umano sia un attore passivo che esegue un
copione. Esiste una dinamica costante tra due processi:
•Role-Taking (Assumere il ruolo): L'individuo capisce cosa la società si aspetta da lui in una determinata situazione (es. il
ruolo di professore, studente, genitore).
•Role-Making (Creare il ruolo): L'individuo adatta, modifica e personalizza quel ruolo in base alla propria interpretazione e
ai propri bisogni. Il ruolo viene quindi continuamente "negoziato" durante l'interazione.
32
33.
I gruppiL’interazione fra gli individui si esprime sia in situazioni e incontri limitati nel tempo
sia dando vita ad aggregazioni più stabili (es.gruppo).
Un gruppo è costituito da un insieme di individui che
1- interagiscono secondo determinati modelli,
2-che provano sentimenti di appartenenza alla collettività da loro costituita,
3- e che si riconoscono reciprocamente come suoi membri.
Non tutte le aggregazioni tra individui costituiscono un gruppo. La folla di persone che si riunisce allo
stadio non è un gruppo, l’aggregato casuale che si forma in circostanze particolari (nella definizione
istituzionale: categoria sociale). Le categorie facilitano l’organizzazione della conoscenza sociale ma
non si tratta di individui che interagiscono e comunicano tra loro. Il modo per capire se un’aggregazione
di individui costituisca un gruppo è capire se essi utilizzano il pronome “noi” per fare riferimento ad
un’identità di gruppo.
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34.
I gruppi possono essere primari o secondari.1. Un gruppo primario è costituito da un piccolo numero di persone che interagiscono
direttamente tra di loro, in cui la personalità di ognuno riveste la massima importanza
(come una famiglia, una banda giovanile).
2. Un gruppo secondario è costituito da persone che non hanno tra loro legami emotivi
importanti, in cui quel che conta è l’obiettivo specifico da raggiungere (come una
squadra di lavoratori). Con l’affermarsi della società industriale , gli scienziati hanno
denunciato il declino dei gruppi primari e la moltiplicazione dei gruppi secondari
Fino ad ora si è parlato di gruppi di appartenenza.
Esistono però gruppi esterni a cui l’individuo non appartiene ma che esercitano
un’influenza sul suo comportamento. Questi gruppi vengono descritti da Merton e
vengono chiamati gruppi di riferimento, in cui il soggetto vorrebbe far parte in quanto
incarnato i suoi ideali di vita. Questi gruppi sono importanti nella socializzazione,
possono essere molto concreti.
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35.
MERTON distingue chiaramente tra:● Gruppo di appartenenza: il gruppo (o i gruppi) di cui un individuo fa
concretamente parte per nascita, contesto sociale o status (ad esempio, la
propria famiglia o la classe sociale d'origine).
● Gruppo di riferimento: il gruppo i cui standard, norme e valori vengono
adottati come guida per valutare se stessi e la propria situazione, a prescindere
dal fatto che vi si appartenga oppure no
Secondo l'analisi di Merton, i gruppi di riferimento si dividono principalmente in:
Positivi: gruppi i cui valori e stili di vita vengono ammirati e desiderati. Quando un individuo aspira a far
parte di un gruppo di riferimento positivo a cui ancora non appartiene, Merton definisce questo processo
"socializzazione anticipata" (ci si comporta già secondo le norme del gruppo che si vorrebbe
raggiungere).
Negativi: gruppi i cui valori e comportamenti sono rifiutati e avversati; l'individuo misura il proprio
comportamento prendendo le distanze da essi e ponendosi in aperta opposizione.
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36.
GRUPPI E DEVIANZA SECONDO MERTONQuando esiste una forte distanza (uno scarto) tra il proprio gruppo di
appartenenza e il gruppo di riferimento a cui si aspira, l'individuo può
sperimentare un forte senso di privazione relativa, tensione o frustrazione.
Questa tensione è alla base di molti comportamenti sociali e, nei casi in cui
manchino i mezzi legittimi per colmare lo scarto, può favorire percorsi di devianza o
adattamenti innovativi.
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37.
Le funzioni riconosciute ai gruppi sono due:-Funzione strumentale: consiste nello svolgimento di compiti specifici che
un individuo da solo non potrebbe realizzare.
-Funzione espressiva: è l’ottenimento del piacere, della gratificazione, del
riconoscimento, che il fatto stesso di partecipare al gruppo comporta (es.
bande giovanili).
Queste sono le funzioni identificate sul piano analitico
nello studio dei gruppi ma non sempre i confini sono così
chiari. Ci sono gruppi in cui funzione strumentale ed
espressiva si intrecciano.
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38.
Quale influenza esercita il gruppo sui suoi membri?Gli psicologi attraverso indagini sperimentali hanno indagato le dinamiche di gruppo, ossia sequenze di eventi che
tendono a ripetersi.
L'influenza sociale è la pressione che il gruppo esercita sui singoli alterandone percezioni, opinioni, atteggiamenti e
comportamenti. L'influenza sociale si produce attraverso meccanismi molto differenti a seconda della posizione di
dominanza o subalternità del gruppo che la promuove. Nel caso dell'influenza sociale esercitata da parte della
maggioranza normativa si parla di processi di conformismo
Pressione del conformismo osservata da Asch. I suoi studi vertono sulla percezione visiva e giungono alla
conclusione che il gruppo ha degli effetti rilevanti sui cambiamenti di opinione e di atteggiamento degli individui. In
generale, un’alta percentuale di individui si schiera su posizioni che attribuisce al gruppo, basta un’alta maggioranza
per produrre una pressione a conformarsi. Le persone accettano di cambiare una percezione corretta in una sbagliata
se questa è sostenuta dalla maggioranza del gruppo. Il
controllo del gruppo sulle opinioni dei propri membri può condurre gli individui a difendere le credenze del gruppo
anche di fronte all’evidenza empirica della loro falsità.
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39. Figura 3.2 – L’esperimento sul conformismo di Asch (1951). Il protocollo sperimentale prevedeva che 8 soggetti, di cui 7
collaboratori/complici dello sperimentatoreall'insaputa dell'ottavo (soggetto sperimentale), si incontrassero in un laboratorio, per quello che veniva
presentato come un normale esercizio di discriminazione visiva. Lo sperimentatore presentava loro delle schede
con tre linee di diversa lunghezza in ordine decrescente mentre su un'altra scheda vi era disegnata un'altra linea,
di lunghezza uguale alla prima linea della prima scheda. Chiedeva a quel punto ai soggetti, iniziando dai complici,
quale fosse la linea corrispondente nelle due schede. Dopo un paio di ripetizioni "normali", alla terza serie di
domande i complici iniziavano a rispondere in maniera concorde e palesemente errata.
Il vero soggetto sperimentale, che doveva rispondere per ultimo o penultimo, in un'ampia serie di casi iniziava
regolarmente a rispondere anche lui in maniera scorretta, conformandosi alla risposta sbagliata data dalla
maggioranza di persone che aveva risposto prima di lui. In sintesi, pur sapendo soggettivamente quale fosse la
"vera" risposta giusta, il soggetto sperimentale decideva, consapevolmente e pur sulla base di un dato oggettivo,
di assumere la posizione esplicitata dalla maggioranza. Solo una piccola percentuale si sottraeva alla pressione
del gruppo, dichiarando ciò che vedeva realmente e non ciò che sentiva di "dover" dire.
Nell'esperimento originale di Asch, il 25% dei partecipanti non si conformò alla
maggioranza, ma il 76% si conformò almeno una volta alla pressione del gruppo (ed il
5% dei soggetti si adeguò ad ogni singola ripetizione della prova).
39 Progetto Sociologia
40. Figura 3.1 – Applaudire insieme. Attraverso un fonometro e un registratore, il sociologo Max Atkinson ha misurato il volume e
il tempo di uno scoppio di applausi. Ha rilevato che l’applauso parte molto rapidamente (raggiungendo il culminedell’intensità dopo circa un secondo) e rimane stabile per 5,5 secondi prima di affievolirsi e spegnersi in poco tempo.
Ciò suggerisce che le persone si sforzano di coordinare il proprio applauso con quello degli altri, stando attente a iniziare
a battere le mani al momento “giusto” e a interrompersi quando sembra che anche gli altri lo facciano.
Fonte: Atkinson (1984)
40 Progetto Sociologia
41. L’esperimento carcerario di Stanford ha mostrato che le persone modificano il proprio comportamento a seconda della posizione
L’esperimento carcerario di Stanford ha mostrato che le persone41 Progetto Sociologia
modificano il proprio comportamento a seconda della posizione
che ricoprono. Quali sono le differenti aspettative di comportamento
legate alle posizioni – da studente a insegnante, da figlio a padre –
che occupiamo nella società
I risultati hanno evidenziato come l'ambiente sociale
possa incoraggiare o indurre comportamenti malvagi,
anche in persone comuni.
La situazione, con la deumanizzazione e l'anonimato
(le guardie indossavano occhiali da sole a specchio, i
prigionieri vestivano divise senza volto), ha portato le
"guardie" a comportamenti sadici e i "prigionieri" a
diventare sottomessi e depressi, tanto che
l'esperimento fu interrotto dopo pochi giorni.
42.
Nel 1971 lo psicologo Philip Zimbardo decise di fare un esperimento che fece la storia dellapsicologia e non solo perché volle indagare la natura umana, ma perché le conseguenze furono
drammatiche.
I ricercatori hanno creato una prigione finta nel seminterrato dell’edificio psicologia della
Standford University, e selezionato 24 studenti universitari per svolgere i ruoli di detenuti e
guardie. I partecipanti sono stati selezionati da un gruppo più ampio di 70 volontari, tutti i
candidati vennero intervistati e sottoposti ad una batteria di test di personalità al fine di eliminare
quelli con problemi psicologici, malattie o precedenti criminali e/o di abuso di droghe.
I volontari hanno deciso di partecipare per un periodo da uno a due settimane in cambio di 15
dollari al giorno.
L’esperimento doveva durare 14 giorni, fu interrotto dopo appena sei. Dopo due giorni i
primi episodi di violenza: i detenuti si strapparono le divise di dosso e si barricarono all’interno
delle celle inveendo contro le guardie; queste iniziarono a intimidirli e umiliarli, li costrinsero a
cantare canzoni oscene, a defecare in secchi che non potevano vuotare. Al quinto giorno i
prigionieri mostrarono sintomi evidenti di disgregazione individuale e collettiva: il loro
comportamento era docile e passivo, il loro rapporto con la realtà appariva compromesso da seri
disturbi emotivi, mentre per contro le guardie continuavano a comportarsi in modo vessatorio e
sadico.
Haney, C., Banks, W. C., & Zimbardo, P. G. (1973) A study of
prisoners and guards in a simulated prison. Naval Research
Review, 30, 4-17.
42 Presentation Title runs here l 00/00/00
43.
SPIEGAZIONE● Il potere della situazione: Dimostra che i comportamenti violenti o sottomessi non
dipendono necessariamente da caratteristiche innate o patologiche della personalità, ma
dalla forza delle pressioni ambientali e situazionali.
● La deindividuazione: Quando gli individui perdono la propria identità personale (tramite
uniformi, numeri identificativi o anonimato) all'interno di un gruppo o di un'istituzione, si
annulla il senso di responsabilità individuale e affiorano comportamenti antisociali.
● La deumanizzazione: L'ambiente carcerario porta a considerare le persone non come
individui, ma come oggetti o categorie (prigionieri o guardie), facilitando abusi e
trattamenti degradanti.
● L'Effetto Lucifero: È il concetto teorizzato da Zimbardo per spiegare come "buone
persone" possano trasformarsi in "aguzzini" quando vengono inserite in sistemi perversi e
privi di contrappesi o regole morali esterne
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44.
CRITICHE
Effetto metodo usato?
l’arruolamento dei partecipanti è avvenuta attraverso un annuncio che proponeva di
partecipare a uno studio psicologico sulla vita carceraria, e questo potrebbe aver selezionato i
partecipanti in una determinata direzione.
In uno studio del 2007, Carnahan e McFarland hanno indagato meglio questo aspetto,
pubblicando due diversi annunci: mentre uno riportava le esatte parole originali
dell’esperimento di Stanford, il secondo ometteva la specifica sulla vita carceraria: gli autori
hanno confermato come, una volta sottoposti a test psicometrici, i soggetti che avevano
risposto al primo annuncio ottenessero punteggi significativamente più elevati in aggressività,
autoritarismo, narcisismo, dominanza sociale e punteggi significativamente inferiori in
altruismo e empatia rispetto a quelli che avevano risposto al secondo, confermando l’ipotesi
di una particolare selezione di persone anche nell’esperimento di Zimbardo.
Infine, la portata dei comportamenti violenti sembra essere stata sopravvalutata,
dando maggiore attenzione a quelle guardie che avevano sviluppato comportamenti
sadici e tralasciando che due terzi delle guardie (come traspare da un report scritto al
tempo da Zimbardo stesso) non avevano sviluppato comportamenti tirannici.
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45. L’esperimento della Terza Onda , poi il film L ONDA
Il film L'onda (2008) è tratto dall'esperimento sociale reale chiamato La Terza Onda,condotto nel 1967 in California da un professore di storia, Ron Jones, presso la Cubberley
High School. Questo esperimento, che simulava un regime totalitario per insegnare ai suoi
studenti come potesse nascere e diffondersi, è stato poi romanzato da Todd Strasser e infine
adattato nel film tedesco del 2008.
La Terza Onda è stato un esperimento sociale per dimostrare l'attrattiva esercitata
dal nazismo[1][2], messo in atto nella prima settimana di aprile del 1967 dal professore di storia Ron
Jones agli studenti del secondo anno della Cubberley High School di Palo Alto, in California, come
parte dello studio della Germania nazista nell'ambito del corso di storia contemporanea da lui
tenuto[3].
Jones, che non era stato in grado di spiegare ai suoi studenti come la popolazione tedesca avesse
potuto usare l'ignoranza come scusante dell'Olocausto, decise di far loro sperimentare di persona
situazioni simili. Jones diede quindi vita a un movimento chiamato "The Third Wave" ("La Terza
Onda") e convinse i suoi studenti che fosse necessaria l'eliminazione della democrazia. Il fatto che
la democrazia ponga l'accento sull'individualità fu considerato come uno svantaggio della
democrazia, e Jones, nel movimento, pose l'accento su questo punto principale con il motto "Forza
attraverso la disciplina, forza attraverso l'unione, forza attraverso l'azione, forza attraverso
l'orgoglio".
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46. PER APPROFONDIRE- COMPORTAMENTO AGGRESSIVO SU ENCICLOPEDIA TRECCANI DELLE SCIENZE SOCIALI
https://www.treccani.it/enciclopedia/comportamento-aggressivo_(Enciclopediadelle-scienze-sociali)/46
47.
La leadershipLe ricerche sulle dinamiche di gruppo hanno consentito di formulare alcune idee sulla
formazione e distribuzione dei ruoli di leadership.
Bales e Slater (1955) mostrano come emergono sempre due tipi di leader, con ruoli
specialistici, strumentale o espressivo che non coincidono mai, che tendono ad interagire tra
loro più che con il gruppo e che non sono in competizione ma in coalizione.
• Il leader strumentale svolge il ruolo di risolutore e orienta il gruppo verso obiettivi specifici,
• il leader espressivo che è la persona più popolare del gruppo si dedica agli aspetti emotivi che
nascono all’interno.
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48. Tipologia del potere secondo Weber
Il potere come la capacità di ottenere obbedienza. Secondo la classica
definizione sociologica di Max Weber (il potere come forza): «Il potere è la
possibilità che un individuo, agendo nell'ambito di una relazione
sociale, faccia valere la propria volontà anche di fronte a un’
opposizione».
WEBER DISTINGUE TRA POTENZA E POTERE (LEGITTIMO)
La potenza è “qualsiasi possibilità di far valere entro una relazione sociale, anche di fronte
ad una opposizione, la propria volontà, quale che sia la base di questa possibilità” Si fa
riferimento ad una relazione sociale dove il soggetto più forte riesce a far valere la propria
volontà in ogni caso
Il potere legittimo è “la possibilità di trovare obbedienza, presso certe persone, ad un
comando che abbia un determinato contenuto” Si riferisce alle relazioni dove il soggetto
debole accetta le decisioni altrui perchè le riconosce valide e quindi legittime
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49.
Possibilità di trovare obbedienza presso certe persone ad uncomando determinato.
Il potere è dunque legittimo e Weber distingue tra TRE TIPI DI
POTERE:
-Potere legittimo legale: in cui è la legge a stabilire e a suscitare obbedienza; (es. la
Costituzione)
-Potere legittimo carismatico: in cui l'obbedienza è suscitata dall'approvazione per una
personalità superiore; (es. Cesare e Napoleone, Hitler, Lenin, Stalin)
-Potere legittimo tradizionale: in cui l'individuo obbedisce perché altri in passato hanno
obbedito a chi ha potere. ((es. il potere deriva da Dio)
Per Weber il tipo più puro di potere legale è quello che si avvale di un apparato
amministrativo burocratico e l'amministrazione puramente burocratica fondata sul
principio della conformità agli atti costituisce il ruolo formalmente più razionale di esercizio
del potere.
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